Lombardia Beni Culturali
APPENDICE
145

Memoria aedificationis ecclesiae

1153 marzo 11, ***.

Memoria dell'inizio dell'edificazione di chiesa di Santa Maria di Oliveto.

Memoria, in Index codicum antiquorum manuscriptorum, qui hoc anno 1674 extant in Bibliotheca monasterii Acquefrigide ordinis Cisterciensis, sub abbate don Franco Ferrario, BAMi, M 75 suss., c. 493r [M]. Rimando all'Index codicum contenuto in una carta sciolta inserta nell'Inventario delle scritture, pure del Ferrario, in corrispondenza delle cc. 469v-470r. Regesto; Anonimo cisterciense, Spicileggio, BBMi, Morbio, 30, vol. VII, sub 6, c. 7v, c. 8r, c. 8v.


Cf. CETTI, L'abbazia dell'Acquafredda, p. 311, p. 315-320; ARCARI-COSTAMAGNA, L'abbazia dell'Acquafredda, p. 40; MASCETTI, L'abbazia dell'Acquafredda, p. 166; LUCIONI, Insediamenti monastici medievali, p. 84.

Durante la sua reggenza, l'abbate Franco Ferrario si fece promotore di due iniziative culturali di particolare spessore in ordine alla conservazione di scritture e libri. Egli produsse due ricognizioni analitiche, per le quali si rimanda, più in dettaglio, all'introduzione generale: una relativa alle carte dell'archivio, presentate in ordine cronologico sino all'anno 1200, e la seconda relativa alla biblioteca (segnalo che l'edizione di questo antico catalogo è in corso da parte mia).
Il Ferrario, nella descrizione del codice numero 10, dà notizia di una memoria conservata nell'ultima pagina di quel libro, detto antico, ma senza altra specificazione cronologica.
È di mano del Ferrario pure un foglio volante di rimando, contenuto all'interno dell'Inventario delle scritture: "Vedi l'esposizione del codice n° 10".
In seguito, l'autore anonimo che nel 1690 scrisse lo Spicileggio dell'abbazia riferisce l'avvio dell'edificazione in questi termini: "L'anno seguente 1153 alli 11 di marzo si diede principio alla fabbrica di questa chiesa e questa medesima trovasi registrata in un codice antico manoscritto in carta pergamena, che serviva di lezionario, secondo il nosto ritto antico cisterciense, nel ultima pagina con le seguenti precise parole scritte dall’istessa mano che scrisse il codice, come chiaramente si vede" (c. 8r).
L'autore cistercense ritiene che si possa parlare di tre chiese di Acquafredda. A suo parere, la prima chiesa va identificata con la cappella di San Pietro, che era la "cappella privata dedicata all'apostolo san Pietro e custodita dalli monaci di San Benedetto, posta nel territorio di Lenno sul fianco del monte, dove oggidì si vede erretta la chiesa e monastero nostro di Acquafredda" (c. 3v). Poco oltre procede descrivendo che "nella nostra chiesa esservi nel coro verso monte una portina, che conduce in questa santa capella, ancora in piedi, la quale tanto è contigua alla medesima chiesa, che quasi è incorporata con essa, mentre serve di base al di lei campanile. In questa cappella <padre Tatti> avrebbe osservato che, benché le mura della medesima siano state ingrossate per sostenere il peso della torre, la parte ad ogni modo dell'altare resta per anche illesa ed incurvandosi in un'abside semicircolare umile e bassa, spira ancora una venerabile antichità, come si scorge meglio al di fuori nel giardino dietro al coro; averebbe visto esser stata in forma quadrata, e quasi come una chiesetta da per sé messa in volta e dipinta con gli Atti degli apostoli: San Pietro, San Paolo e coll'immagine all'altare di molto venerando San Pietro apostolo e Sant'Agrippino vescovo" (c. 5v). Con queste parole l'anonimo autore intende smentire il Tatti, il quale aveva ritenuto che la prima chiesa fosse stata distrutta e, per questo, detto padre somasco, all'interno dei suoi Annali, aveva proposto diverse ipotesi di ubicazione per l'antica cappella benedettina. Concorda con l'autore dello Spicileggio Nicola Cetti, il quale scrive che "si può supporre quella costruzione come preesistente alla fondazione cistercense, anteriore quindi al mille, riflettendo sulla semplicità delle sue forme architettoniche, prive di lesene e di archetti" (CETTI, L'abbazia dell'Acquafredda, p. 316).
La seconda chiesa, secondo l'autore dello Spicileggio, sarebbe proprio quella iniziata nel 1153 e, come sottolinea l'anonimo monaco, tale edificio giunse sino ad età barocca senza sostanziali cambiamenti strutturali. Essi sarebbero stati approntati proprio negli anni in cui l'anonimo stava scrivendo, con il passaggio alla terza fase edilizia, visibile nell'attuale edificio chiesastico, di cui qui non si fa cenno alcuno. Tornando alla seconda chiesa, quella a cui la memoria qui edita farebbe riferimento, l'anonimo autore scrive: "(la seconda chiesa) in que' tempi fu fatta di una sola nave, soffitata con buoni legnami di lares e col solo altare maggiore senz'altra capella o altari fuori che quella di San Pietro apostolo descritta di sopra (la prima chiesa), essendo state le due cappelle laterali aggiunte a tempi nostri" (c. 8v).
Ugo Monneret de Villard e Lelia Fraccaro De Longhi concordano nel riferire l'antica abside a questa fase edilizia, dissentendo sostanzialmente dalle ipotesi formuale dall'autore dello Spicileggio. La Fraccaro, in particolare, è scettica sull'esistenza di una chiesa primitiva molto antica (mentre il Porter non entra nella questione e riferisce soltanto che nulla rimane della struttura se non un'abside semicircolare: PORTER, Lombard Architecture, vol. III, p. 441). Tuttavia una chiesa doveva essere già eretta nel momento dell'istituzione canonica del monastero, e tale chiesa - alle precedenti intitolazioni - avrebbe aggiunto quella mariana, come prescritto nel capitolo n. XVIII degli Instituta generalis capituli apud Cistercium (cf. WADDEL, The Myth of Cistercian Origins, pp. 299-300 e, in questa silloge, la nota introduttiva al doc. n. 31).
Riguardo alla chiesa del 1153, il Monneret aveva ipotizzato che essa fosse a tre navate, tre absidi circolari, senza transetto, con il campanile posto davanti all'abside minore settentrionale (in analogia alla chiesa di San Benedetto di Val Perlana. La Fraccaro parla invece di "una chiesa a una sola navata con coro fiancheggiato da una cappella per lato precedute da una campata che forma transetto". Ad avvallo di questa ipotesi la Fraccaro rileva che "il muro antico ricordato dal Monneret che sporge alla base del campanile, potrebbe essere la terminazione della base del transetto" (FRACCARO DE LONGHI, L'architettura, p. 120). Tuttavia, finché non saranno realizzati scavi archeologici nella chiesa, tali dubbi rimarranno insoluti e tutte le ipotesi possibili. Quel che appare certo, come nota la Fraccaro, alla quale particolarmente si rimanda, è che "la chiesa (la prima? la seconda? ndr.) doveva avere modeste proporzioni, data l'esiguità dell'abside rimasta, ed essere di fattura non molto curata, se guardiamo la rozza muratura, formata da pietre di misure irregolari e tenute da giunti di diverso spessore (p. 121). Anche oggi le antiche vestigia architettoniche descritte dalla Fraccaro sono chiaramente leggibili, come ho potuto verificare in una recente visita al monastero (ringrazio i Cappuccini della Provincia lombarda per il permesso accordatomi).
Non è noto l'anno in cui la chiesa iniziata nel 1153 fu terminata e consacrata. In un altro codice dell'Acquafredda (BAMi, E 72 inf., c. 32r), una nota a margine del calendario-obituario riporta la data della sua consacrazione, il 3 di giugno, ma priva dell'indicazione dell'anno: "Eodem die (.III. nonas iunii) dedicatio basilice Sancte Marie de Aquafrigida". Quanto alla data dell'anniversario il Monneret de Villard ipotizza si tratti del 1193, a motivo dell'incisione di questa data su un orologio solare in pietra (ora ai Musei civici di Como, riproduzione fotografica in MASCETTI, L'abbazia dell'Acquafredda, p. 166, cf. SANTAMBROGIO, Una meridiana del XII secolo, pp. 213-214); ma non sono note altre fonti che supportino tale ipotesi (MONNERET DE VILLARD, L'Isola Comacina, p. 140; cf. anche MASCETTI, L'abbazia dell'Acquafredda, p. 166, che reputa come remota tale possibilità).

Codex decimus. In folio pergameno, sicuti pręcedentes. Est Lectionarium de tempore ab Adventu per totum annum iuxta Breviarium antiquum ordinis nostri. Non habeo quid observem in eo, nisi quam in ultima pagina recolitur memoria primę constructionis ecclesię huius monasterii sub his verbis, exaratis eadem manu ac caractere quo totus liber: "Quinto Idus martii Millesimo centesimo quinquagesimo terti, initium ędificii ecclesię Beatę Marię de Oliveto, indictione prima". Ubi nota monasterium istud tunc temporis non Acquęfrigidę sed de Oliveto nuncupatum, opera ex his verbis eodem caractere et exaratis hunc codicem per illa tempora conscriptum videntur eius habere sensum de presenti (a).

(a) Seguono dieci righe cancellate.

Edizione a cura di Rita Pezzola
Codifica a cura di Rita Pezzola

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