Lombardia Beni Culturali
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Breve finis

1164 febbraio 2, Castello dell'Isola Comacina.

Arnaldo, figlio di altro Arnaldo defunto che era detto Fegiarius, di Como, fa refuta nelle mani di Azone, priore del monastero di San Benedetto di Altirone, edificato sul monte dell'Isola Comacina, di ogni diritto a lui spettante per falcidia e per mobilia, quest'ultimo rivendicabile da parte di sua moglie Spiga e di sua suocera Gisla, ricevendo in cambio [....] soldi di denari d'argento di Milano. Contestualmente il predetto Arnaldo investe per pegno il suddetto priore di tutti i suoi beni presenti e futuri, con la promessa di difesa dagli eredi della suddetta Spiga.

Originale, BAMi, Pergamene, n. 1414 [A]. Trascrizione: Bonomi, Diplomatum, BBMi, AE.XV.33, n. 47, cc. 112r-112v. Regesti: Ferrario, Sommario cronologico, c. 446r (barrato); Bonomi, Synopsis cronologica, BBMi, AE.XV.33, c. 399v; Ceruti, BAMi, I 145 suss., n. 38, cc. 9v-19r; Bianchi, Inventario, BAMi, K 202 suss., n. 1414, e nella relativa scheda mobile dell'ordinamento cronologico. Nota di repertorio: Bianchi, BAMi, K 212 suss., p. 218 (alla voce "Monastero di San Benedetto").
Nel margine superiore sinistro del recto segnatura, pure di mano del Bianchi, che rimanda all'Inventario: "1414".
Nel verso, ove non si rilevano annotazioni di epoca medievale: segnatura di fase C: "R, n. 2"; regesto Ferrario. Infine: segnatura Bonomi, accompagnata da indicazione dell'anno: "47, 48 .MCLXIV."; segnatura Ceruti in pastello rosso: "38".
Regesto: MONNERET DE VILLARD, L'Isola Comacina, n. 199, p. 214.


La pergamena (mm 218/209 x 218/212) presenta estese aree di dilavatura e di abrasione accidentale dell'inchiostro, soprattutto nella parte destra, sì che la lettura del dettato, in numerosi punti, è stata possibile solo con l'ausilio della lampada di Wood (permangono tuttavia alcune lacune). In quella medesima zona del supporto, le lacerazioni, specie in corrispondenza delle antiche piegature, sono accompagnate da profondi strappi (alle righe 5, 11, 15-16). Inoltre, tra le righe 2 e 5, sempre nella parte destra, una estesa macchia di inchiostro interessa in modo sensibile la scrittura.
Manufirmatio fittizia, con numero di croci non corrispondente al numero dei testimoni (l'impossibilità di contare i testi, in presenza di possibili soprannomi, ha indotto a cautela: i nomi sono posti in successione senza segni di interpunzione).

(S) Anno dominice incar(nacionis) milleximo centesimo sexagesimo quarto, s(e)c(un)do die [men]s[e] feb[ruari]s, [in]dic(ione) duodecima. | Finem per transactionem Arnaldus, filius quondam item Arnaldi, qui dictus fuit Fegiarius, de Cumis, [in dominum Azonem] (a), | in Dei gratia prioris ecclesie et monasterii Sancti Benedicti de Ultirono, constructi in monte Insule [...................], | de omni iure et accione (b) quod ipse Arnaldus habebat ad requirendum, per se vel per heredes eius, contra suprascriptum m[onasterium, per falcidiam (1) et] | per mobiliam (2), quam petebat ex parte quondam Spige uxoris sue et ex parte Gisle socru sue vel alio modo [............]. | De cetero ipse Arnaldus nec eius heredes non aget nec causabit contra suprascriptum priorem nec contra suos successores aut contra suos | confratres, qui modo sunt vel pro tempore erunt, de suprascripta falcidia neque de iamdicta mobilia aut de aliquo iure vel ac[cione ..........] | eius pertinente ex parte predicte Spige vel Gisle, in toto aut in parte; set omni tempore cum suis he[re]di[bus tacitus ........] per[m]a|nebit, alio (c) quin componere debeat ille qui egerit illi contra quem egerit duplum suprascriptarum rerum. Et insuper in finem h[a]nc permanere debent, | et pro hac fine accepit ipse Arnaldus a suprascripto priore, ex parte prefati monasterii, arg(e)n(ti) d(e)n(ariorum) bon(orum) Mediol(anensium) sol(idos) [......]|ginta, quia sic inter eos convenit. Actum in suprascripto castro. |
Signum † † manus suprascripti Arnaldi qui hoc breve finis fieri rogavit ut supra. |
Signum † † manuum Cavalcabovis Canis Suzonis Frogerii Botati Ottonis Blanci Frogerii de Nexio [tes]tium. |
Ibi statim, coram ipsis testibus, investivit per pignus, iure pignoris, predictus Arnaldus prenominatum priorem, ad partem predicti monast[erii], | de omnibus illis rebus quas modo habet vel a modo (d) aquisierit, ita quod omni tempore defendet ab heredibus suprascripte Spige, et insuper iur[a]vit o[mnia] ded[isse] (e). |
(S) Ego Rogerius iudex ac regis missus hoc breve tradidi et scripsi.

(a) Per l'integrazione del nome del priore, cf. il doc. n. 47, edito sulla medesima membrana.
(b) In accione, -o- corr. da lettera principiata, come pare.
(c) In alio, ali- corr. da altra lettera non perspicua.
(d) a m(od)o ripetauto due volte, di cui la prima cassata mediante sottolineatura.
(e) o[mnia] ded[isse] nel sottolineo con linea d'inclusione.

(1) La lex falcidia, del I sec. a. C, disponeva che all'erede dovesse restare, in ogni caso, almeno un quarto dell'asse ereditario. Cf. Inst. Lib. II:XXII; Cod. Iust. 6.50.
(2) Pendente il matrimonio, il marito è sempre padrone della dote e gli è concesso, tra altri diritti, anche quello di alienare i mobili dotali, anche senza il consenso della donna (non così per gli immobili). Cf. Dig. XXIII, 3.

Edizione a cura di Rita Pezzola
Codifica a cura di Rita Pezzola

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