Lombardia Beni Culturali

Il patrimonio documentario cremonese anteriore alla fine del secolo XII

di Valeria Leoni

Il patrimonio documentario cremonese anteriore al 1200 è rappresentato da più di milletrecento documenti traditi da pergamene sciolte e codici conservati in diverse sedi.

Sono qui elencati i fondi archivistici e le raccolte in cui allo stato attuale della ricerca sono stati reperiti documenti provenienti dagli antichi archivi di istituzioni cremonesi [1].

Archivio di Stato di Cremona (ASCr)

Archivio segreto del Comune di Cremona (CCr, Fondo segreto). Nel 1959 fu depositato presso l’Archivio di Stato di Cremona l’Archivio segreto, l’antico archivio, costituito dal Comune sopra le volte della Cattedrale cittadina intorno alla metà del XIV secolo e così denominato in età moderna, dove erano riposti i documenti giudicati dal Comune degni di particolare tutela, prodotti o acquisiti dall’ente a partire dal XII secolo e probabilmente conservati in precedenza presso il Palazzo del Comune. Dopo la metà del XIV secolo il patrimonio documentario dell’Archivio Segreto fu continuamente incrementato con “privilegia, instrumenta et iura” per usare le parole dello Statuto cittadino del 1387-1388 [2], con documenti cioè atti a dimostrare i diritti di cui il Comune godeva nei confronti di terzi – distinti dagli atti amministrativi e giudiziari prodotti dai diversi uffici e magistrature comunali nell’esercizio delle loro funzioni –, ma anche con compilazioni statutarie e registri d’estimo. Grazie al luogo di conservazione particolarmente sicuro il fondo archivistico non subì nel corso dei secoli gravi dispersioni e ci è giunto, a quanto è dato di sapere, pressochè intatto. Comprende circa 3000 unità per la maggior parte membranacee, ad esclusione di 353 documenti cartacei, datate tra l’anno 864 [3] ed il 1817, e sedici codici, di diversa tipologia, redatti tra il secolo XII ed il secolo XV. Le pergamene che contengono documenti anteriori alla fine del XII secolo sono circa 350, alcuni dei quali provengono da altri archivi e furono depositati nell’Archivio Segreto presso la Cattedrale in tempi recenti e per motivi non chiari, in particolare sono conservate nel Fondo Segreto 12 pergamene provenienti dall’archivio vescovile, 13 dal monastero di S. Pietro Po e 3 dall’archivio del Capitolo della Cattedrale e alcune copie dei secoli XII-XIII di documenti dell’archivio del monastero di S. Giulia di Brescia.

Documenti anteriori alla fine del XII secolo sono traditi anche da tre codici dell’Archivio Segreto: il codice A, il codice Croce ed il codice Iesu (rispettivamente n. 1, 5 e 2 secondo l’attuale segnatura), redatti tra gli ultimi decenni del sec. XII e il sec. XIII.

Nel complesso i documenti dell’archivio del Comune di Cremona anteriori alla fine del secolo XII sono poco meno di 350; molti di essi presentano una tradizione ramificata (originale e copie) e sono traditi quindi da più pergamene, altri sono contenuti in originale, in copia autentica o semplice nei codici citati.

Ospedale di S. Maria della Pietà di Cremona. Del fondo dell’Ospedale di Santa Maria della Pietà, depositato presso l’Archivio di Stato dal 1969, fa parte la serie Pergamene diverse, nella quale furono riuniti nel secolo scorso documenti membranacei che, per varie vicende, divennero parte dell’archivio dell’Ospedale; la raccolta è quindi formata da pergamene di istituzioni diverse, ordinate secondo la data dei documenti in esse contenuti. Per il periodo oggetto del nostro interesse le pergamene sono poco più di cento e provengono per la maggior parte dal monastero di S. Pietro Po, i cui beni e quindi gran parte dell’archivio passarono all’Ospedale, quando, nel 1782, il monastero fu soppresso. Sono inoltre conservate in questa raccolta più di venti pergamene già parte dell’archivio del monastero di S. Giulia di Brescia relative ai possessi del monastero nei territori di Alfiano, Calvatone, Scandolara e Cicognara, delle quali l’Ospedale entrò in possesso nel 1830; una pergamena probabilmente appartenente in origine all’archivio del monastero di S. Lorenzo e sei pergamene di provenienza incerta.

Fondo Notarile. Nove pergamene anteriori alla fine del secolo XII sono conservate nella serie Pergamene del fondo Notarile dell’Archivio di Stato; non sono chiare le vicende per le quali questi documenti siano giunti a far parte della serie; possiamo comunque affermare che due di essi sono di pertinenza del vescovo, cinque del monastero di S. Pietro Po e uno del Capitolo della Cattedrale.

Archivio Sommi Picenardi. Già conservato presso la residenza familiare di Olgiate Molgora, l’archivio fu depositato nel 1989 presso l’Archivio di Stato di Cremona e comprende due pergamene che contengono due documenti anteriori alla fine del secolo XII.

Biblioteca Statale di Cremona (BSCr)

Pergamene della Libreria Civica (LC, pergg.). Comprende parte della raccolta, costituita da molti libri e codici, tra i quali il famoso Codice di Sicardo (collocazione BSCr, LC, Manoscritti, AA.6.25), che Francesco Robolotti, medico ed appassionato di storia cremonese, acquistò sul mercato antiquario e donò nel 1867 al Comune per il costituendo “Museo Patrio” [4]. Inizialmente depositate presso la Biblioteca Governativa (ora Biblioteca Statale), le pergamene donate dal Robolotti furono poco dopo unite ad altre già di proprietà comunale, che si trovavano presso il palazzo Ponzone [5], dove avrebbe dovuto trovar posto il progettato “Museo di storia e d’antichità cremonese”; nel 1887, abbandonata l’idea di costituire il citato museo, la raccolta, nel suo complesso, fu definitivamente depositata presso la Biblioteca Governativa ora Biblioteca Statale [6]. Comprende per il periodo che a noi interessa 160 pergamene [7], delle quali 108 pergamene provengono con ogni probabilità dall’antico archivio del vescovo di Cremona e contengono in totale 121 documenti [8], 41 dall’archivio del Capitolo della Cattedrale di Cremona per un totale di 42 documenti [9]; quattro (delle quali una contiene due documenti) dall’archivio del monastero di S. Pietro Po; una (che contiene due documenti) dall’archivio familiare dei Lochinpozo; due dall’archivio della famiglia Giroldi; una dalla chiesa di S. Nicolò; una probabilmente dall’archivio del monastero di S. Leonardo del Ponte di Preda. Per due pergamene infine non è possibile stabilire con sicurezza la provenienza.

Pergamene della Libreria Civica, collezione Barbieri (LC, Pergamene Barbieri). Si tratta di una raccolta di poco meno di 40 pergamene datate tra il 1140 ed il 1340. Le pergamene anteriori alla fine del XII secolo sono sette e provengono tutte dall’archivio del monastero di S. Martino de Campo di Robecco d’Oglio presso Cremona.

Pergamene governative. In questa raccolta sono riuniti più di 500 documenti provenienti per la maggior parte dagli archivi di istituzioni religiose, in particolare dai conventi degli ordini Domenicani, Francescani e dalla chiesa e monastero di S. Cataldo (poi S. Vittore), i cui beni, in seguito alla soppressione avvenuta nel 1798 [10], furono demanializzati; la raccolta fu costituita infatti nel 1881 presso la Biblioteca Statale con documentazione ceduta dall’Intendenza di Finanza [11]. I documenti anteriori alla fine del XII secolo sono sedici e provengono tutti dall’archivio della chiesa e monastero di S. Cataldo.

Archivio Storico Diocesano di Cremona (ASDCr)

Mensa vescovile. L’antico archivio della Mensa vescovile, conservatosi con ogni probabilità pressochè intatto fino alla fine del secolo XVIII, subì i primi danni nel 1796 a causa del passaggio delle truppe francesi [12], ma durante l’Ottocento documenti e codici continuarono ad essere asportati dall’archivio ad opera anche dei canonici Antonio Dragoni e Carlo Girondelli e, finiti sul mercato antiquario, furono acquistati da collezionisti privati. Il Falconi nella sua edizione de Le carte cremonesi dei secoli VIII-XII afferma di non aver potuto reperire alcune pergamene e un antico inventario della Mensa Vescovile menzionati dall’Astegiano e dal Kehr. Questa documentazione è stata invece fortunosamente ritrovata in anni successivi alla pubblicazione dei volumi del Falconi (1979-1988): nell’attuale fondo “Mensa vescovile” dell’Archivio Storico Diocesano sono conservate dieci pergamene anteriori alla fine del secolo XII; le prime sette contengono documenti datati tra il 954 e il 1193 alle quali vanno aggiunte due attestationes testium e un elenco di affittuari senza data, ma attribuibili alla seconda metà del sec. XII; dello stesso fondo fanno parte anche due inventari archivistici, il primo redatto nella prima metà del sec. XVI (su di esso compare una nota datata 1539), il secondo nei primi decenni del secolo successivo.

Capitolo della Cattedrale. L’antico archivio del Capitolo della Cattedrale subì vicende simili a quelle dell’antico archivio della Mensa e quindi la maggior parte delle pergamene che ad esso appartenevano sono ora parte di diverse collezioni e sono conservate in varie sedi. Documentazione proveniente dall’archivio del Capitolo è conservata anche nell’Archivio di Stato di Milano. Nel fondo “Capitolo della Cattedrale” dell’Archivio Storico Diocesano si trovano attualmente sei pergamene, contenenti documenti anteriori al XII secolo, note al Muratori, all’Astegiano, al Kehr; non sono invece considerate dal Falconi che le considera disperse. La più antica di queste pergamene che contiene un privilegio imperiale datato 15 febbraio 882 sembra tuttavia appartenere all’archivio della Mensa: copia di esso è infatti contenuta nel Codice di Sicardo (doc. n. 12).

Archivio della chiesa di Sant’Agata

Contiene un ricco fondo pergamenaceo, che, per la documentazione fino alla fine del XII secolo, è stato oggetto di uno studio specifico condotto da Ettore Falconi. Nel saggio intitolato Per un codice diplomatico di S. Agata di Cremona. I regesti fino all’anno 1200 [13] l’autore descrive l’archivio della chiesa, fornisce notizia di documenti relativi a Sant’Agata conservati in altre sedi e dà delle trascrizioni parziali, corredate da indicazioni bibliografiche, di tutti i documenti riguardanti la collegiata, senza distinguere tra le pergamene che si trovano ora in altri luoghi, perchè probabilmente sottratte all’archivio (come ad esempio due diplomi pontifici indirizzati alla chiesa conservati ora nella Biblioteca Universitaria di Halle), dai documenti che riguardano la chiesa, ma che non sono mai appartenuti all’archivio della chiesa stessa (ad esempio le copie di una cartula offersionis e di un diploma pontificio contenuti nel Codice di Sicardo e quindi appartenenti all’archivio della Mensa Vescovile). Le pergamene anteriori alla fine del XII secolo conservate nell’archivio della chiesa sono 29; la prima pergamena, contenente un documento datato 23 ottobre 1039, proviene con ogni probabilità dall’archivio della Mensa vescovile, divenne quindi parte delle collezioni civiche e passò all’archivio di S. Agata non prima degli ultimi decenni del secolo XIX [14]. Cinque privilegi pontifici appartenenti alla chiesa, regestati dal Kehr, sono pervenuti in copie tarde, mentre un sesto diploma è solo citato in altro privilegio, noto grazie ad una copia tarda.

Biblioteca Universitaria di Halle

Il 24 giugno 1889 il Ministero per l’Istruzione prussiana partecipò all’asta che si tenne a Lipsia per la vendita della ricchissima collezione di documenti e manoscritti che il cavaliere milanese Carlo Morbio aveva costituito durante il periodo della sua attività di erudito e studioso di storia e acquistò una raccolta di circa 3400 pergamene con documenti datati tra il decimo ed il diciannovesimo secolo; parte delle membrane erano incollate in modo da essere contenute in 17 grandi volumi in folio, parte erano riposte in 15 cartelle. I documenti furono quindi affidati dal Ministero stesso alla custodia della Biblioteca Universitaria di Halle an der Saale [15]. La maggior parte della documentazione risale ai secoli dal XII al XVI e proviene principalmente dalle città di Cremona, Bergamo, Milano, Novara e Como. Per il periodo che a noi interessa, cioè fino alla fine del XII secolo, sono circa 140 i documenti originariamente conservati negli archivi di alcune istituzioni ecclesiastiche di Cremona. Il censimento delle pergamene di provenienza cremonese, effettuato sulla base del microfilm, presenta margini di incertezza: non sempre infatti i fotogrammi sono leggibili chiaramente, mentre le modalità stesse di conservazione della maggior parte delle pergamene non consentono di esaminare il verso, che spesso contiene indicazioni molto utili per l’attribuzione di un documento all’archivio originario. Ad una prima indagine risulta che 63 pergamene provengono dall’archivio vescovile; 53 da quello del Capitolo; tre dalla collegiata di Sant’Agata; cinque dalla chiesa di San Cataldo; tre dal monastero di S. Pietro Po; una dal monastero di S. Maurizio; una dal monastero di S. Leonardo del Ponte di Preda; due dall’ospedale di S. Abbondio presso la chiesa di S. Gabriele; una dal monastero di S. Abramo al Morbasco; una dalla chiesa di S. Faustino, mentre per sei non è stato possibile stabilire la provenienza.

Biblioteca Nazionale Braidense di Milano (BBMi)

Parte della collezione del cavaliere Carlo Morbio fu acquistata dallo Stato italiano ed è ora conservata nella Biblioteca Braidense. È qui conservato un cartulario del secolo XVI, in cui sono trascritti i documenti del monastero di S. Martino de Campo di Robecco, datati tra 1140 ed il 1296 [16]; sette sono anteriori alla fine del sec. XII e gli originali si trovano ora nella raccolta Barbieri della Libreria Civica della Biblioteca Statale di Cremona.

Fa parte della raccolta anche un fascicolo pergamenaceo che contiene copie pressochè coeve di lettere del delegato apostolico Bernardo vescovo di Oporto, altri atti datati 1275 e 1283-1284 e testimonianze senza data, ma degli stessi anni, relative ad una controversia tra il vescovo di Cremona ed il monastero di S. Tommaso che sosteneva di essere sottoposto direttamente alla Sede apostolica [17]; nel fascicolo vi è una copia che risale alla fine del XIII secolo di un instrumento datato 27 maggio 1140, nel quale è menzionato un privilegio pontificio, datato dal Kehr tra 1078 ed il 1140 [18].

Accademia delle Scienze di S. Pietroburgo

Non molto chiare sono le vicende che condussero in Russia più di 250 pergamene provenienti per la maggior parte dall’archivio della Mensa vescovile. Ugo Gualazzini ipotizza che esse fossero parte dei documenti raccolti presso di sé dal canonico e primicerio della Cattedrale Carlo Girondelli e che, dopo la morte di costui avvenuta nel 1879, con passaggi non accertabili, fossero state acquistate da N. P. Lichacev e fossero divenute quindi nel 1925 di proprietà dell’Accademia delle Scienze di Leningrado (ora S. Pietroburgo) [19]. Abbiamo tuttavia testimonianza del fatto che fino agli ultimi anni dell’Ottocento, perlomeno alcune di queste pergamene, dovevano essere ancora nella loro sede originaria: Lorenzo Astegiano, il cui Codex Diplomaticus Cremonae fu pubblicato nel 1895-1898, dà infatti il regesto di alcuni documenti, ora a S. Pietroburgo, che dichiara contenuti in pergamene conservate presso l’archivio vescovile. Le pergamene conservate presso l’Accademia delle Scienze anteriori alla fine del XII secolo sono, secondo l’edizione datane dall’Anninskii nel 1937, 94, delle quali 93 provenienti dall’archivio della Mensa vescovile e una molto più probabilmente dall’archivio del Capitolo della Cattedrale [20].

Biblioteca Comunale di Forlì

Alcune pergamene, in particolare diplomi pontifici, provenienti dagli archivi della Mensa vescovile e del Capitolo, furono acquistate dall’antiquario Luigi Azzolini che risiedette a lungo a Roma, dove il Kehr poté esaminare questi documenti. Dopo la morte dell’Azzolini la collezione, che comprendeva, oltre alle pergamene citate, documentazione di età rinascimentale e moderna, passò al fratello Giuseppe, che ne alienò una parte allo studioso di Forlì Carlo Piancastelli, che a sua volta cedette la documentazione acquistata alla Biblioteca Comunale di Forlì. Presso questa biblioteca si conserva oggi, secondo Falconi, solo una parte dei documenti già visti dal Kehr, altri o sono rimasti presso gli eredi Azzolini o sono andati dispersi [21].

Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Archivio Barberini

In questa sede sono conservati, come già rilevato dal Kehr e dai suoi collaboratori, documenti del monastero di S. Lorenzo, del quale furono commendatari cardinali della famiglia Barberini che nel XVII secolo disposero il trasporto di documenti dell’archivio dell’abbazia nel loro archivio di famiglia, ora conservato presso la Biblioteca Vaticana (BAV) [22].

Roma, Archivio dei canonici Lateranensi presso la chiesa di S. Pietro in Vincoli

Sono conservate in questa sede alcune copie tarde di documenti provenienti dall’archivio del monastero di S. Pietro Po: in particolare il Kehr cita 3 diplomi pontifici dei secoli IV-VII, traditi in copia del 1385, ma li considera falsi [23].

Olgiate Molgora, archivio Sommi-Picenardi

Dal 1989 è depositato presso l’Archivio di Stato di Cremona. Le notizie sui documenti anteriori al XII secolo conservati in questo archivio riportate dal Falconi, che quasi certamente non vide i documenti che si trovavano ancora presso la sede originaria, sono tuttavia inesatte [24].

Archivio della chiesa parrocchiale di Rivolta d’Adda

Conserva secondo Falconi copia del sec. XVI di un privilegio papale del 13 aprile 1144 [25].

Archivio di Stato di Milano (ASMi)

Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo alcuni monasteri della diocesi di Cremona, istituiti prima della fine del XII secolo e ancora attivi dopo i numerosi accorpamenti avvenuti nei secoli successivi, furono soppressi: il monastero di S. Benedetto di Cremona fu soppresso nel 1784; il monastero di S. Leonardo del Ponte di Preda, già divenuto chiesa parrocchiale, fu definitivamente soppresso nel 1805; l’abbazia di S. Lorenzo nel 1797; il monastero di S. Pietro Po nel 1782; il monastero di S. Salvatore-S. Monica nel 1810; il monastero di S. Tommaso nel 1782; il monastero di S. Vittore, già priorato benedettino dipendente da S. Lorenzo, nel 1798 [26]. I patrimoni di questi enti ecclesiastici furono demanializzati o alienati: in questo caso insieme ai beni oggetto della transazione furono spesso assegnati all’acquirente anche i documenti relativi; altrimenti il patrimonio documentario dei monasteri fu trasferito a Milano, dove dal 1787 era stata istituita la magistratura del Fondo di Religione per gestire gli archivi delle istituzioni religiose soppresse. A partire dai primi anni dell’Ottocento, per iniziativa di Luigi Bossi, prefetto generale degli archivi, e di Michele Daverio, direttore dell’Archivio Nazionale, fu operata una distinzione: le pergamene furono estratte dagli archivi di provenienza, conservati nell’archivio generale del Fondo di Religione, e, dal 1815, furono trasferite nell’Archivio Diplomatico presso S. Fedele. Dopo alcuni successivi cambiamenti di sede, nel 1871 l’Archivio Diplomatico fu definitivamente depositato presso il Palazzo del Senato, dove, dal 1865, erano conservate anche le carte dell’archivio generale del Fondo di Religione. Qualche decennio più tardi, sotto la direzione di Luigi Fumi (1907-1920) si cercò di ricostituire gli archivi originari ricollocando le pergamene di un determinato ente ecclesiastico nelle cartelle del cosiddetto Fondo di Religione contenenti il materiale cartaceo proveniente dall’archivio dello stesso ente. Il programma fu tuttavia interrotto dal successivo direttore Giovanni Vittani [27].

Le pergamene dell’Archivio Diplomatico (AD) sono divise in quattro sezioni: Museo Diplomatico, che comprende documenti con data anteriore alla fine del secolo XI; le sezioni Bolle e brevi e Diplomi e dispacci sovrani in cui furono raccolti rispettivamente documenti pontifici (alcuni di essi si trovano tuttavia nelle cartelle delle Pergamene per fondi) e diplomi regi ed imperiali; la serie Pergamene per fondi in cui sono conservati secondo l’ente di provenienza (per il materiale cremonese si sono tuttavia create grandi confusioni) gli altri documenti.

L’esame delle cartelle del cosiddetto Fondo di Religione, p. a. (parte antica), riguardanti i monasteri cremonesi consente di affermare che il passaggio in esse di documenti anteriori la fine del XII secolo fu di proporzioni limitate.

Documenti provenienti dagli archivi di istituzioni cremonesi anteriori alla fine del XII secolo sono conservati in:

Museo Diplomatico (MD)– Sono state individuate trenta pergamene cremonesi: due provengono dall’archivio del vescovo di Cremona; una dal monastero di S. Leonardo del Ponte di Preda; otto dal monastero di S. Tommaso; undici dal monastero di S. Giovanni della Pippia; due dal monastero di S. Lorenzo; tre dal monastero di S. Salvatore (poi S. Monica); due dal monastero di S. Pietro Po, mentre per una non è stato possibile stabilire quale fosse l’archivio nel quale fu originariamente conservata [28].

Pergamene per fondi:

  • cartelle 141-144 – Contengono i documenti provenienti dall’archivio del monastero di S. Benedetto di Crema, dei quali solamente quattro risalgono al periodo di nostro interesse; nelle cartelle è conservato anche, suddiviso in fascicoli, il repertorio settecentesco dell’archivio.
  • cartella 145 – S. Agostino. Contiene due documenti datati 1127 e 1196 di pertinenza della chiesa di S. Giacomo in Breda, che fu assorbita dal monastero di S. Agostino nel 1336 [29], e due rotoli formati ciascuno da sette pergamene singole per complessivi sedici documenti, dei quali dieci sono anteriori alla fine del secolo XII e riguardano il Capitolo della Cattedrale di Cremona. I due documenti di S. Giacomo in Breda appartennero sicuramente all’antico archivio di S. Agostino e sono infatti regestati nel “Repertorio dell’archivio delle scritture e documenti del venerando monastero di S. Agostino di Cremona de magnifici reverendi padri eremitani della Congregazione di Lombardia…”, redatto da Gian Battista Nazzari e Giuseppe Conti nel 1741 [30]. Gli altri documenti non sono citati dall’inventario, ma sul verso della prima pergamena di ciascun rotolo compare una scritta di mano del XVIII secolo: Compre diverse; si può quindi pensare che questi documenti, pur essendo parte dell’archivio, non siano stati descritti individualmente nel “Repertorio”.
  • cartella 150 – Questa cartella, benché intitolata “S. Agostino”, comprende pergamene di provenienze diverse e nessuno dei documenti in essa contenuti è citato nell’inventario settecentesco dell’archivio del monastero. Per alcune di esse si può capire la ragione per la quale fu ad esse attribuita, tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX, la provenienza dall’archivio di S. Agostino; per altre non è invece possibile, per ora, formulare alcuna ipotesi. Le pergamene anteriori alla fine del secolo XII sono circa un'ottantina (alcune delle quali contengono due documenti): un gruppo di circa venti pergamene proviene dall’archivio del monastero di S. Leonardo del Ponte di Preda; dodici da quello dell’ospedale di S. Sisto; una dall’archivio del monastero di S. Tommaso di Lerno, la cui chiesa fu unita a S. Lorenzo di Genivolta [31]; tre pergamene appartennero presumibilmente all’archivio del monastero di S. Abramo del Morbasco a Castelverde (che intorno al 1315 fu trasferito a Cremona e unito a S. Tommaso di Lerno [32]); almeno sei all’ospedale costruito presso il monastero di S. Giovanni della Pippia; cinque all’ospedale di S. Nicola del Morbasco (anch’esso unito a S. Lorenzo di Genivolta [33]); vi sono inoltre tre privilegi pontifici e altri cinque documenti provenienti dall’archivio dell monastero di S. Pietro Po e un documento che forse apparteneva all’archivio della Mensa vescovile; per le rimanenti pergamene infine non è stato finora possibile capire quale fosse l’archivio in cui furono originariamente conservate.
    Non è chiaro il motivo per cui i documenti del monastero di S. Lorenzo di Genivolta, uniti in seguito alle vicende ricordate a quelli dell’ospedale di S. Nicola del Morbasco e dei monasteri di S. Tommaso di Lerno e di S. Abramo del Morbasco, siano ora conservati con quelli del monastero di S. Agostino. La provenienza dall’archivio di S. Agostino per i documenti del monastero di S. Leonardo del Ponte di Preda e dell’ospedale di S. Sisto si spiega forse con le vicende dei due enti ecclesiastici. Il monastero di S. Leonardo del Ponte di Preda, probabilmente benedettino femminile, fu fondato intorno al 1160 e dal 1246 fu ad esso unito l’ospedale, divenuto nel 1228 monastero, di S. Sisto; successivamente passò ai canonici lateranensi; quindi divenne chiesa parrocchiale amministrata dall’ordine dei Servi di Maria; nel 1805 fu definitivamente soppresso e la chiesa, distrutta poi nel 1815, divenne sussidiaria della chiesa di S. Agostino, che quindi potrebbe essere stato l’ultimo luogo di conservazione per i documenti del monastero di S. Leonardo e dell’ospedale di S. Sisto [34]. Non sembra invece esservi una ragione storico-istituzionale che spieghi il motivo della presenza in questa cartella delle pergamene provenienti dagli altri enti ecclesiastici nominati.
  • cartella 155 – S. Benedetto. Contiene undici pergamene con documenti anteriori alla fine del XII secolo; di esse solo una fu conservata fin dall’origine nell’archivio del monastero di S. Benedetto di Cremona, cinque appartennero inizialmente al monastero di S. Maurizio che fu unito al monastero di S. Benedetto nel 1470-1471 [35]; quattro al monastero di S. Leonardo in (o de) Capite Mose, aggregato al monastero di S. Maurizio nel 1319 [36]; una pergamena infine, originariamente appartenente alla chiesa dei Sette Fratelli e ospedale dei Crociati, pervenne al monastero probabilmente in seguito all’acquisto di beni già appartenenti a quella istituzione.
  • cartella 166 – San Lorenzo. In questa cartella vi sono dodici pergamene risalenti al periodo anteriore alla fine del XII secolo, una delle quali contiene due documenti; vi è inoltre una scrittura narrativa senza data, in cui vi è il racconto della fondazione del monastero di S. Giovanni del Deserto, redatta probabilmente qualche decennio più tardi. Alcune di queste pergamene recano sul verso una segnatura archivistica che risale probabilmente al XVIII secolo [37]. Solo una di esse fu fin dall’origine conservata nell’archivio del monastero di S. Lorenzo; le altre furono acquisite in seguito alle aggregazioni degli archivi degli enti in cui erano inizialmente custodite: il monastero di S. Giovanni del Deserto, da cui provengono dieci documenti (compresa la scrittura narrativa citata), ed il monastero di S. Tommaso, dal quale provengono due documenti. Nel 1476 infatti il monastero di S. Giovanni del Deserto fu unito a quello di S. Tommaso e nel 1546 o 1549 i monaci di S. Tommaso, che all’epoca non erano più benedettini, ma olivetani, si trasferirono nel monastero di S. Lorenzo. Il monastero di S. Tommaso divenne invece sede delle monache cisterciensi, sostituite nel 1603 dall’ordine francescano delle clarisse cappuccine [38].
    Una pergamena, infine, proviene dal monastero di S. Eusebio e reca sul verso la segnatura settecentesca. Nella “Nota Ecclesiarum” della diocesi di Cremona, compilata alla fine del sec. XIV [39] è nominata una chiesa di S. Eusebio unita al monastero di S. Giovanni del Deserto; se le due denominazioni di monastero nel 1141 e di chiesa di S. Eusebio nel secolo XIV si riferiscono allo stesso ente, è probabile che il documento del XII secolo sia divenuto parte dell’archivio del monastero di S. Lorenzo, come testimoniato dalla segnatura settecentesca, unitamente alle carte del cenobio di S. Giovanni del Deserto.
  • cart. 171 – S. Pietro Po. Contiene tre documenti anteriori alla fine del XII secolo provenienti dall’archivio del monastero di S. Pietro Po. Come sopra accennato, la maggior parte delle antiche scritture del monastero divennero, alla fine del sec. XVIII, parte dell’archivio dell’Ospedale di S. Maria della Pietà e sono ora conservate presso l’Archivio di Stato di Cremona.
  • cart. 172 – S. Monica. Sono in essa conservati sei documenti relativi al periodo di nostro interesse, dei quali tre appartennero in origine all’archivio del monastero di S. Giovanni della Pippia e quattro all’archivio del monastero di S. Salvatore. La presenza dei documenti di S. Giovanni della Pippia e di S. Salvatore nell’archivio del monastero di S. Monica è dovuta alle vicende istituzionali dei due enti ecclesiastici: nel 1064 infatti fu fondato il monastero benedettino femminile di S. Salvatore, che nel 1471 fu riformato e, affidato alle canonichesse di S. Agostino, mutò il suo nome in S. Monica, mentre qualche tempo dopo, nel 1497, al monastero di S. Monica fu unito quello di S. Giovanni della Pippia [40].

Fondo di Religione– Nella serie Fondo di Religione-registri è conservato, con la segnatura n. 294, l’inventario settecentesco dell’archivio del monastero di S. Agostino sopra ricordato. La cartella segnata Fondo di Religione, p. a. (parte antica), n. 4514 contiene il “Repertorio delle scritture dell’insigne monastero di S. Benedetto di Cremona”, redatto nella seconda metà del Settecento, che comprende i regesti sia delle poche pergamene anteriori alla fine del XII secolo appartenenti fin dall’origine all’archivio del monastero, sia dei documenti di altri monasteri (S. Martino di Robecco, S. Leonardo de Capite Mose, S. Maurizio) uniti successivamente. I documenti, provenienti dall’archivio del monastero di S. Martino di Robecco sono descritti alla rubrica: “Posto primo, casa C, cartella seconda, Istromenti concernenti li beni del monastero di S. Martino di Robecco” (i trentasette documenti regestati fanno ora parte della collezione Barbieri e sono conservati presso la Biblioteca Statale di Cremona); quelli provenienti dall’archivio di S. Leonardo de Capite Mose alla rubrica: “Posto primo, casa C, cartella terza, Istromenti concernenti i beni del monastero di S. Leonardo, che era fuori di Porta Mosa, poscia unito a quello di S. Maurizio” (ventitre regesti relativi a documenti datatati tra 1156 e 1319; cinque riguardano i documenti anteriori alla fine del sec. XII contenuti in altrettante pergamene conservate con quelle di S. Benedetto); infine alla rubrica “Posto primo, casa C, cartella terza, Istromenti concernenti i beni del monastero di S. Maurizio, poscia unito a quello di S. Benedetto” sono descritti più di sessanta documenti, i primi quattro anteriori alla fine del sec. XII, conservati con le pergamene di S. Benedetto.

La cartella n. 4638 del Fondo di religione, p. a., contiene un documento datato 1110 conservato nella camicia settecentesca, sulla quale è indicata la provenienza della pergamena dal monastero di S. Giovanni della Pippia e la segnatura ad essa assegnata quando era conservata nell’archivio di S. Monica; nella cartella si trovano tre camicie settecentesche di documenti in origine appartenenti al monastero di S. Giovanni della Pippia attualmente conservati in Museo Diplomatico e nella cart. 172 della serie Pergamene per fondi dell’Archivio Diplomatico. Altre carpette settecentesche dei documenti dell’archivio di S. Salvatore-S. Monica si trovano nella cartella n. 4627.

La cartella del Fondo di religione, p. a., n. 4384 contiene un documento datato 1170 in origine conservato nell’archivio del monastero di S. Giovanni nel Deserto di Grontardo, ma proveniente dall’archivio di S. Lorenzo, come dimostra la presenza della segnatura settecentesca sul verso della pergamena.

Bibliografia [41]

La prima iniziativa di compilare un Repertorio Diplomatico Cremonese, un’opera cioè nella quale si desse notizia sistematica, perlomeno in forma di regesto, dei documenti relativi alla storia di Cremona e provenienti per la maggior parte dagli archivi di istituzioni cremonesi risale alla metà del secolo XIX.

Tuttavia, senza soffermarsi su opere precedenti, quali ad esempio l’Italia Sacra dell’Ughelli [42] che prendono in considerazione un numero limitato di documenti (soprattutto dal Codice detto di Sicardo) o il Merula [43], autore dell’opera pubblicata nel 1627 intitolata Santuario di Cremona che cita, in modo più o meno ampio e preciso, alcuni documenti conservati in archivi ecclesiastici cittadini, già il Muratori, nei primi decenni del Settecento, nella corrispondenza con Francesco Arisi, conservatore degli ordini del Comune [44], chiedeva informazioni sugli archivi della città: documenti provenienti dagli archivi del Vescovo e del Capitolo della Cattedrale (alcuni dei quali oggi non più reperibili) e dall’Archivio segreto del Comune sono infatti editi nelle sue opere, in particolare, per il periodo anteriore alla fine del XII secolo, nelle Antiquitates [45]. Copie, regesti e citazioni di documenti conservati in archivi cremonesi sono contenute anche in opere di studiosi locali dei secoli XVI-XVIII rimaste manoscritte, ora conservate presso la Biblioteca Statale-Libreria Civica, che, se in molti casi contengono notizie non sempre degne di fede o del tutto false, menzionano anche documenti che ancora possediamo o che a buona ragione possiamo ritenere effettivamente esistiti. Le trascrizioni e i regesti sono segnalati nelle note introduttive all’edizione dei documenti interessati. Ci limitiamo qui a ricordare alcuni tra i più rappresentativi di questi scritti.

Uno dei più antichi, dal quale trassero informazioni anche gli eruditi successivi, è il manoscritto del giurista cremonese, operante nella seconda metà del XVI secolo, intitolata “Memorie di Gian Giacomo Torresino”, che contiene copie e regesti di alcuni documenti dell’archivio vescovile e del Fondo segreto dell’archivio comunale [46]. Di particolare rilievo alcuni manoscritti di carattere storiografico di Giuseppe Bresciani, erudito cremonese vissuto tra la fine del XVI secolo e il 1670, che nel 1647 fu nominato storiografo cittadino dal Consiglio comunale della città, carica che gli consentì probabilmente di accedere con una certa libertà agli archivi civili ed ecclesiastici [47]. Tra di essi ricordiamo “Privilegi diversi raccolti da Giuseppe Bresciani istoriografo di Cremona” [48]; “Registro delle memorie ecclesiastiche di Cremona” [49]; i due volumi dell’“Historia ecclesiastica”, il primo dei quali dedicato alle vite dei vescovi cremonesi [50], il secondo all’origine delle chiese cittadine [51]; un manoscritto intitolato anch’esso “Historia ecclesiastica di Cremona” che illustra come il primo dei due manoscritti appena citati le vite dei vescovi cremonesi e contiene copie di documenti non contenute nell’altro manoscritto [52]; ed infine la “Serie de’ vescovi di Cremona”, che può essere considerato un estratto dal manoscritto Bresciani, n. 3, in cui sono solo citati, in modo più o meno esauriente, privilegi e diplomi concessi ai vescovi [53].

Degno di menzione, infine, il manoscritto del canonico priore della Cattedrale Aurelio Negri, zio di Francesco Arisi uomo pubblico cremonese, letterato e amico di Ludovico Antonio Muratori, intitolato “Istoria de’ vescovi di Cremona … opera postuma … publicata da Francesco Arisi conservadore degli ordini della sua nobilissima patria, nipote dell’autore…1750” [54].

Lo Zaccaria pubblicò nel 1749 l’opera intitolata Cremonensium episcoporum series che comprendeva l’edizione, in alcuni casi parziale, di poco meno di cinquanta documenti, contenuti per la maggior parte nel Codice detto di Sicardo e in alcune pergamene dell’archivio vescovile [55]. Qualche decennio più tardi Giuseppe Maria Bonafossa compilò in appendice alla sua opera rimasta manoscritta, intitolata Monumenta Cremonensis Ecclesiae, l’“Elenchus bullarum, diplomatum aliorumque documentorum ab octavo usque ad duodecimum seculum ad Cremonensem ecclesiam spectantium”, in cui sono menzionati in forma di regesto o trascrizione parziale (raramente viene data la trascrizione completa) moltissimi documenti contenuti nel Codice Sicardo e in alcune pergamene allora ancora conservate nei depositi archivistici presso la Cattedrale [56].

Edizioni, perlopiù riprese dalle citate opere del Muratori e dello Zaccaria, di documenti dell’archivio vescovile, contenuti sia nel Codice di Sicardo, sia in pergamene sciolte, si trovano nell’opera di Sanclemente Serie critico-chronologica episcoporum Cremonensium, pubblicata nel 1814 [57]. Qualche tempo dopo Carlo Girondelli pubblicò in appendice alla sua Gerarchia ecclesiastica della diocesi di Cremona una cronotassi dei vescovi cremonesi corredata da citazioni di documenti, riprese anche in questo caso da opere a stampa precedenti [58]. Ai primi decenni del XIX secolo risale anche la compilazione del manoscritto del primicerio della Cattedrale Antonio Dragoni intitolato Codex diplomaticus Capituli Cremonensis [59]. È stato ampiamente e autorevolmente dimostrato che molti dei documenti in esso contenuti e presentati dal Dragoni in forma di trascrizione completa o parziale, sono frutto della fantasia dell’autore [60]; tuttavia, accanto a questi falsi in forma di copia vi sono anche le trascrizioni o le citazioni di più di sessanta documenti autentici, provenienti per la maggior parte dagli archivi vescovile e capitolare [61]. Negli anni in cui il Dragoni scriveva, sembra che questi archivi avessero già subito gravi manomissioni, probabilmente anche ad opera dello stesso primicerio: è proprio il Dragoni che dichiara infatti di aver regalato quattro pergamene del X secolo all’Odorici [62] (successivamente consegnate da costui al Robolotti [63]). Molte pergamene trascritte dal Dragoni divennero intorno agli anni 40 di proprietà del cavaliere Carlo Morbio [64], mentre altre furono acquistate dal Robolotti alla morte del primicerio [65]. Oltre alle pergamene trascritte o citate nel Codice diplomatico il Dragoni doveva essere entrato in possesso di altre, già appartenenti all’archivio vescovile, come testimoniano le note sul verso di molte membrane ora parte della collezione della Libreria Civica conservata presso la Biblioteca Statale di Cremona e non trascritte nel citato Codex. Nel 1847 Francesco Robolotti propose al Consiglio del Comune di provvedere alla trascrizione delle pergamene dell’Archivio segreto del Comune, allora ancora conservato sulle volte del Duomo [66]. L’iniziativa, che si concretizzò negli anni successivi, portò alla trascrizione ad opera di Ippolito Cereda, impiegato dell’Archivio notarile, dei documenti, sia in pergamene sciolte, sia nei codici, conservati nell’Archivio segreto; la sua opera fu continuata da Odoardo Ferragni che provvide alla trascrizione anche dei documenti della Libreria Civica, provenienti per la maggior parte dagli archivi della Mensa e del Capitolo [67]. Al Ferragni fu inoltre affidata la redazione del “Repertorio cronologico delle pergamene e libri massimi esistenti nell’Archivio Segreto comunale” [68], che, contrariamente a quanto indicato nel titolo, non comprende solo i regesti dei documenti del Fondo segreto, ma anche dei documenti originariamente conservati in archivi diversi e divenuti di proprietà comunale.

Utilizzando le trascrizioni ed i regesti elaborati dal Cereda e dal Ferragni il Robolotti pubblicò nel 1878 il Repertorio diplomatico cremonese ordinato e pubblicato per cura del Municipio di Cremona, volume primo dall’anno DCCXV al MCC. Il primo volume del Repertorio, preceduto da una storia della città dal 715 al 1200 compilata dal Robolotti stesso, comprende, sempre per gli anni citati, i regesti, in lingua latina, dei documenti traditi per la maggior parte dalle pergamene e dai codici dell’Archivio segreto e dal codice Sicardo e dalle pergamene donati dall’autore del Repertorio e da altri al Comune, sotto i titoli di “Repertorium diplomatum civitatis Cremonae” e “Chartae Guastallenses”; i regesti dei documenti della Collezione Morbio, copiati dai volumi manoscritti di Carlo Morbio nei quali quest’ultimo aveva descritto i documenti della sua collezione, e i regesti di carte provenienti da archivi di istituzioni ecclesiastiche cremonesi conservati nell’Archivio di Stato di Milano, inviati direttamente dall’Archivio di Stato di Milano al Municipio cremonese; i regesti delle pergamene degli Umiliati Cremonesi conservati presso l’Archivio di Stato di Palermo, già pubblicati nel 1877 da Isidoro Carini nell’“Archivio storico siciliano”; i regesti infine di alcuni documenti che si “trovarono sparsi in alcuni codici dell’Archivio segreto, nel Notarile e in uno scartafaccio del Torresini del secolo XVI” [69]. Ai regesti segue la trascrizione integrale dei “documenti autentici che racchiudono i fatti principali della Storia di Cremona prima del Comune” (p. 123); concludono il volume le Memorie storiche cremonesi del prof. [Teodoro] Wuestenfeld (p. 193) comprendenti l’“Elenco dei documenti cremonesi pubblicati modernamente in libri tedeschi sulle copie avute dal Cereda” (p. 193), le “Memorie cremonesi dal 1067 al 1207” (p. 204) e le “Serie dei rettori di Cremona dal 1127 al 1397 e dei rettori dati da Cremona ad altri comuni dal 1175 al 1331” (p. 209). L’opera che rappresenta, come abbiamo detto, la prima ricognizione che vorrebbe essere sistematica del patrimonio documentario cremonese, presenta tuttavia molte lacune e gravi imprecisioni nella datazione dei documenti e nell’elaborazione dei regesti.

Il Robolotti curò inoltre, sempre ricorrendo alle trascrizioni del Cereda, l’edizione della maggior parte dei documenti cremonesi anteriori all’anno Mille (più di un centinaio) compresi nel Codex Diplomaticus Langobardiae, pubblicato nel 1873.

Qualche anno più tardi si pensò alla redazione del secondo volume del Repertorio; l'incarico fu assegnato, sempre dal Comune di Cremona, al professore piemontese Lorenzo Astegiano. Presto tuttavia l’Astegiano, d’accordo con il Municipio, pensò di rielaborare completamente l’opera del Robolotti e di ampliarne l’arco cronologico fino al 1334, cioè fino all’inizio della dominazione viscontea su Cremona. Tra il 1895 e il 1898 furono quindi pubblicati nella collezione dei Monumenta Historiae Patriae i due volumi del Codex Diplomaticus Cremonae. In esso furono editi sistematicamente, per il periodo compreso tra il 715 e il 1334, i regesti delle pergamene e dei documenti contenuti nei codici dell’Archivio segreto, ad esclusione delle obbligazioni contratte dai cittadini nei confronti dei “soprastanti alla moneta” contenuti nella “Capsa Monetae”, dei documenti di investitura di terreni del Comune contenuti nel Codice Iesu e degli inventari testamentari per i quali l’autore del Codice Diplomatico si limitò ad una descrizione riassuntiva e ad alcuni esempi. L’Astegiano prese inoltre in considerazione scritture non conservate nell’Archivio segreto, ma operò delle scelte, e non diede quindi il regesto di tutti i documenti [70]. Esaminò, in particolare: il Codice di Sicardo e le pergamene appartenenti all’attuale collezione della Libreria Civica presso la Biblioteca Statale; le pergamene della raccolta della Biblioteca Governativa (ora Biblioteca Statale), provenienti perlopiù dagli archivi vescovili, capitolare e dagli archivi di istituzioni ecclesiastiche soppresse e di alcune famiglie; le pergamene dell’archivio vescovile (che allora si trovavano ancora nella sede originaria ed ora sono in gran parte a S. Pietroburgo), quelle conservate nell’archivio della Congregazione di Carità e nell’archivio notarile; la documentazione conservata nell’attuale Archivio di Stato di Milano; le pergamene della collezione Morbio, nel 1889 acquistata dall’Università di Halle; quelle degli Umiliati conservate nell’Archivio di Stato di Palermo, oltre ai documenti della famiglia Dovara conservati nell’archivio Gonzaga di Mantova. Inoltre l’Astegiano pubblicò “transunti di documenti” ricavati da opere a stampa di autori italiani e stranieri “perchè si avesse come uno specchio di tutto ciò che più degno di memoria, in fatto di documenti, si trova sparso in numerosi e talvolta rari libri” [71]. Di qualche documento l’Astegiano produsse anche la trascrizione completa.

Sia l’opera del Robolotti sia quella dell’Astegiano si limitavano, quindi, ad eccezione di alcuni atti, a fornire i regesti dei documenti considerati; solo in anni recenti Ettore Falconi pensò di dare un’edizione sistematica del patrimonio documentario cremonese. L’opera, che non fu conclusa [72], presenta nei quattro volumi pubblicati l’edizione delle carte cremonesi per il periodo tra l’VIII ed il XII secolo, conservate a Cremona; non sono quindi presi in considerazione i documenti cremonesi che ora si trovano in tutte le altre sedi prima ricordate e in particolare, per citare i depositi più cospicui, ad Halle, a S. Pietroburgo e nell’Archivio di Stato di Milano [73]. Nell’introduzione all’edizione Falconi descrive i fondi archivistici secondo le attuali sedi di conservazione, fornendo alcuni dati sulla provenienza dei documenti conservati in ciascuno di essi, tuttavia nell'edizione non viene data alcuna importanza all’archivio cui originariamente appartennero le scritture e i documenti si succedono in semplice ordine cronologico. I criteri seguiti nella presentazione dei documenti non sono coerenti e talvolta si incontrano imprecisioni e lacune nella tradizione degli atti; mancano inoltre indici ed altri ausilii alla consultazione.

I documenti nell’Accademia delle Scienze di S. Pietroburgo per i secoli X-XIII sono stati pubblicati a Mosca nel 1937 da S. A. Anninskii nel primo volume degli Akty Kremony.

I documenti conservati ad Halle sono perlopiù inediti; danno notizia di parte di essi i regesti forniti dal Morbio al Robolotti, mentre Adalbert Hortzschansky e Max Perlbach pubblicarono, nel 1890 ad Halle, la trascrizione delle carte dell’XI secolo.

Di parte delle carte provenienti da vari enti ecclesiastici cremonesi ed ora conservate a Milano abbiamo, perlopiù, solo i regesti del Robolotti e dell’Astegiano; queste pergamene sono state tuttavia consultate e ampiamente citate in occasione di importanti ricerche storiografiche, ricordiamo in particolare, gli studi condotti in anni recenti, da François Menant [74].

Se queste sono le opere dedicate esclusivamente alla pubblicazione in forma di regesto o integrale delle carte cremonesi, singoli documenti provenienti dagli antichi archivi delle istituzioni di questa città e del suo territorio furono editi tra Otto e Novecento in altre occasioni; saranno qui citate solo quelle pubblicazioni in cui i documenti sono presi in considerazione con una certa sistematicità e non sono editi semplicemente a corredo di opere di carattere storiografico.

Gli atti regi ed imperiali furono oggetto di interesse dalla metà del XIX secolo: regesti e talvolta edizioni complete di diplomi ed altri atti provenienti da archivi di istituzioni cremonesi furono pubblicate dal Ficker nelle Forschungen zur Reichs- und Rechtsgeschichte Italiens, Innsbruck 1868-1874, dallo Stumpf-Brentano nella sua opera Die Reichskanzler vornehmlich des 10., 11. und 12. Jahrhunderts in 3 Baendern, Innsbruck 1865-1883, dal Toeche nel suo Kaiser Heinrich VI pubblicato a Lipsia, nel 1867, dal Boehmer negli Acta imperii selecta. Urkunden deutscher Koenige und Kaiser, mit einem Anhang von Reichssachen, pubblicati a Innsbruck nel 1870, e naturalmente nei Regesta Imperii e nei Monumenta Germaniae Historica. Diplomata, la cui pubblicazione iniziata nel secolo scorso non è ancora terminata. I diplomi dei re d’Italia sono stati pubblicati nei primi decenni del Novecento dallo Schiaparelli [75], mentre i numerosi placiti riguardanti soprattutto il vescovo di Cremona furono editi da Cesare Manaresi ne I placiti del Regnum Italiae, pubblicati a Roma tra il 1955 ed il 1960.

I documenti pontifici conservati negli archivi di istituzioni cremonesi sono noti principalmente grazie alle opere del Kehr, Italia Pontificia e Papsturkunden in Italien [76] e ai Regesta pontificum Romanorum dello Jaffè [77] e del Potthast [78] e agli Acta pontificum Romanorum dello Pflugk Harttung [79].

L’opera del Savio Antichi vescovi d’Italia dà infine conto in forma di regesto dei documenti in cui sono menzionati i vescovi cremonesi [80].

Note

[1] Per descrizioni, più o meno approfondite, del patrimonio documentario cremonese per il periodo di nostro interesse si vedano: F. ROBOLOTTI, Dei documenti storici e letterari di Cremona. Lettera di Francesco Robolotti a Federico Odorici di Brescia…, Cremona 1857, pp. 16-18; F. ROBOLOTTI, Delle pergamene e dei casi di Cremona avanti il Mille, estratto da “Miscellanea di Storia Italiana edita per cura della Regia Deputazione di Storia Patria”, t. I, Torino 1862, pp. 503-556 (estratto pp. 1-54); L. ASTEGIANO, Codex diplomaticus Cremonae, Torino, 1895-1898, I, pp. 1-22; E. FALCONI, Le fonti diplomatiche cremonesi: proposte per un censimento e una nuova edizione, in Paleographica, diplomatica et archivistica. Studi in onore di Giulio Battelli, Roma 1979, pp. 479-500; E. FALCONI, Le carte cremonesi dei secoli VIII-XII, Cremona 1979-1988, I, pp. XI-LXIII. Non sono menzionati allo stato attuale in questo censimento i documenti provenienti dai monasteri di S. Fabiano di Farinate e di S. Ambrogio di Rivolta d’Adda e dall’archivio della famiglia Dovara, perchè successivamente confluiti in archivi di istituzioni ecclesiastiche o di famiglia di altre città, oggetto di studio di altri membri dell’équipe impegnata in questo progetto di edizione.

[2] Statuta civitatis Cremonae, Brescia Bonino de’ Boninis, 1485, c. 103v.

[3] Il documento di data più antica è, in realtà, una copia del 1299 di un documento dell’archivio del monastero di S. Giulia (l’originale è in ASCr, Ospedale di S. Maria della Pietà, Raccolta pergamene n. 1), datato 17 settembre 759, Pavia. La pergamena che contiene la copia è priva della segnatura cinquescentesca presente sui documenti appartenenti al Fondo segreto ed è quindi probabile che sia entrata a far parte del fondo, come altri documenti, in tempi recenti.

[4] V. CARINI DAINOTTI, La Biblioteca governativa nella storia della cultura cremonese, Cremona 1946, pp. 127-128. La donazione al Comune fu ribadita dal Robolotti con una lettera datata 23 agosto 1875, nella quale vi è anche un breve elenco del materiale donato (e che, come precisa il Robolotti stesso, già si trovava presso il Palazzo); in esso sono menzionati il Codice detto di Sicardo e 80 pergamene per il periodo anteriore alla fine del secolo XII (ASCr, Comune di Cremona, 1868-1946, b. 1650, fascicolo intitolato “Atti riferibili ai doni fatti dai benemeriti cittadini Araldi marchese Erizzo e Robolotti cav. Francesco”, n. di protocollo 8738-26 agosto 1875).

[5] Non è stato possibile reperire elenchi precisi, distinti per collezione, del materiale pergamenaceo che si trovava presso il Palazzo Ala Ponzone, prima del deposito definitivo presso la Biblioteca. Nel “Repertorio” del Ferragni (ASCr, Repertorio cronologico delle pergamene e libri massimi esistenti nell'Archivio segreto comunale, compilato da Odoardo Ferragni nel 1879) e nelle trascrizioni, note come “copie Cereda” (ASCr, Comune di Cremona, Fondo segreto, copie redatte da Ippolito Cereda e Odoardo Ferragni intorno alla metà del sec. XIX), parte delle pergamene della Libreria Civica sono indicate come “pergamene Robolotti”, per alcune non è data alcuna indicazione, altre sono indicate come “pergamene del Museo Ponzone”, il cui nucleo originario fu costituito dalle collezioni artistiche, scientifiche e documentarie lasciate al comune di Cremona dal marchese Giuseppe Sigismondo Ala Ponzone alla sua morte, avvenuta nel 1842. Si può quindi ipotizzare che alle pergamene già appartenenti alla raccolta del marchese Ala Ponzone si aggiungessero quelle donate dal Robolotti e da altri.

[6] CARINI DAINOTTI, La Biblioteca governativa cit., pp. 128, 136-137, 144-150.

[7] Le pergamene sono in realtà 161, ma una di esse (BSCr, LC, pergg., n. 21) è assolutamente illeggibile.

[8] Le pergamene BSCr, LC, nn. 53, 54, 67, 99, 101, 109, 117, 119, 128, 133, 135 contengono infatti più di un documento.

[9] La pergamena n. 144 contiene infatti due documenti.

[10] F. MENANT, Les monastères bénédictins du diocèse de Cremone. Répertoire, in “Centro Storico Benedettino Italiano. Settimo Bollettino Informativo”, VII (1979), scheda n. 51.

[11] ASTEGIANO, Codex diplomaticus cit., I, p. 12; FALCONI, Le carte cremonesi cit., I, pp. XXVI-XXVII. Presso la Biblioteca Statale Libreria Civica è conservato anche il repertorio secentesco dell’archivio del monastero di S. Cataldo (BSCr, LC, Manoscritti, AA.6.5).

[12] F. NOVATI, Gli statuti dei canonici della Cattedrale di Cremona, in “Archivio Storico Lombardo”, serie III, vol. XX, anno XXX (1903), pp. 444-446. Accenno anche in G. S. ALA PONZONE, La sfragistica cremonese, Cremona 1822, p. IX.

[13] Il saggio è pubblicato in “Archivi e cultura”, XVIII n. s. (1985), pp. 1-57.

[14] Il documento è ricordato in un elenco, probabimente di mano di Theodor Wuestenfeld, intitolato “Registro cronologico delle pergamene conservate nel Museo [civico] di Palazzo Ponzone”, senza data ma con ogni probabilità di poco posteriore al 1867, conservato tra le lettere spedite dal Wuestenfeld a Francesco Robolotti (BSCr, LC, Manoscritti, BB.3.13). Il termine del 1867, dedotto dalla data delle lettere che precedono l’elenco, coincide tra l’altro con l’anno nel quale Robolotti donò al Comune la sua collezione di pergamene, codici e manoscritti.

[15] A. HORTZSCHANSKY, M. PERLBACH, Lombardische Urkunden des elften Jahrhunderts aus der Sammlung Morbio auf der koeniglichen Universitaetsbibliothek zu Halle, Halle 1890, ’Vorwort’.

[16] BBMi, Raccolta Morbio, 25 (Cartulari di chiese e monasteri d’Italia, II) , n. 1.

[17] BBMi, Raccolta Morbio, 28 (Cartulari di chiese e monasteri d’Italia, V) , n. 1.

[18] P. F. KEHR, Italia Pontificia, VI (Liguria sive provincia Mediolanensis. Pars I, Lombardia), Berlino 1913, p. 285.

[19] U. GUALAZZINI, Documenti medievali italiani in Russia, “Studi Parmensi”, anno I (1951), pp. 397-418.

[20] S. A. ANNINSKII, Akty Kremony X-XIII, Mosca 1937.

[21] FALCONI, Le carte cremonesi cit., I, pp. XXXVII-XXXVIII.

[22] KEHR, Italia Pontificia cit., VI, I, p. 283; P. F. KEHR, Papsturkunden in Italien. Reiseberichte zur Italia Pontificia, IV (1903-1911), Roma 1977, IV, pp. 202-205.

[23] KEHR, Italia pontificia cit., VI, I, pp. 285-287.

[24] FALCONI, Le carte cremonesi cit., I, p. XXXV.

[25] Ibidem, p. XXXV.

[26] MENANT, Repertoire cit., schede nn. 17, 30, 31, 41, 43, 49, 51.

[27] Ministero per i beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, Guida generale degli Archivi di Stato italiani, Roma 1983, II, voce: Archivio di Stato di Milano, in particolare pp. 897-903, 960. Cf. anche Le carte del monastero di Santa Maria di Morimondo, I, (1010-1170), a cura d M. ANSANI, Spoleto 1992, pp. XLIII-XLVI.

[28] Il documento di fondazione del monastero di S. Giovanni della Pippia datato 1079 ottobre 28 è tradito, in doppio originale e in copia, da tre pergamene, tutte con segnatura ASMi, MD, cart. 20, n. 547; tre pergamene provenienti dallo stesso archivio, con segnatura ASMi, MD, cart. 21, nn. 603, 604 e 617, contengono ciascuna due documenti. Del documento sempre di S. Giovanni della Pippia, datato 1093 aprile 5 e tradito in originale con la segnatura ASMi, MD, cart. 23, n. 692, esiste anche copia autentica, tradita in duplice esemplare da due pergamene che recano la stessa segnatura; mentre lo stesso documento è contenuto in forma di copia inserta anche in due lettere pontificie di Alessandro IV, rispettivamente datate 1255 gennaio 26 e 1257 febbraio 27 e segnate rispettivamente ASMi, AD, Bolle e brevi, cart. 12 e ibidem, cart. 13.

[29] ASMi, AD, pergg., cart. 146, 1336 gennaio 27 e febbraio 15.

[30] ASMi, FR, Registri, n. 294.

[31] MENANT, Repertoire cit., scheda n. 50, che riporta la data dell’unione segnalata da Ludovico Cavitelli nel XVI secolo, 1217. Le istituzioni monastiche di S. Lorenzo di Genivolta (monastero a detta di Menant benedettino o eremitano) e S. Tommaso di Lerno e l'ospedale di S. Nicola del Morbasco appaiono già unite sotto la guida di un’unica badessa nel 1235 (ASMi, AD, Pergamene per fondi, cart. 150, fasc. 73o, 1235 luglio 10).

[32] MENANT, Repertoire cit., scheda n. 10.

[33] Ibidem, scheda n. 37.

[34] A. GRANDI, Descrizione dello stato fisico-politico-statistico-storico-biografico della provincia e diocesi di Cremona, Cremona 1856-1858, I, p. 391; MENANT, Repertoire cit., scheda n. 30; A. CANELLA, «Vivere religiose» al femminile, tra vocazione e inquadramento vescovile: S. Sisto di Cremona (1142-1246), in “Studi di storia medioevale e di diplomatica”, 17 (1998), pp. 35-47.

[35] Il documento che sancisce definitivamente l’aggregazione è datato 29 aprile 1471 cf. ASMI, FR, p. a., n. 4514, “Repertorio delle scritture dell’insigne monastero di S. Benedetto”, n. 9.

[36] MENANT, Repertoire cit., schede nn. 29, 31, 39.

[37] Le segnature fanno riferimento ad un repertorio che pare non esserci pervenuto; alcune pergamene di questa cartella, conservate con ogni probabilità nell’archivio del monastero di S. Giovanni del Deserto non presentano la segnatura settecentesca. Per la fondazione del monastero di S. Giovanni del Deserto si veda il recente saggio di E. FILIPPINI, Il vescovo Sicardo di Cremona (1185-1215) e la fondazione del monastero di San Giovanni del Deserto, in “Annali dell'Istituto storico italo-germanico in Trento”, XXVII (2001), pp. 13-56, che in Appendice offre la trascrizione del citato racconto di fondazione.

[38] MENANT, Repertoire cit., schede nn. 49, 66. Quest’ultimo passaggio spiega forse l’attribuzione della provenienza dal monastero di S. Francesco o monastero di S. Francesco alias S. Tommaso per alcune pergamene di S. Tommaso, conservate in Archivio Diplomatico-Pergamene per fondi e Museo Diplomatico; in realtà le pergamene nel XVIII secolo erano conservate nell’archivio di S. Lorenzo come attestano le segnature sul verso e come affermato anche da Giuseppe Aurelio Negri nella sua Storia de’ vescovi di Cremona datata 1750, c. 22r (BSCr, LC, Manoscitti, AA.7.19).

[39] Il manoscritto è conservato presso l’Archivio della Chiesa di S. Agata, b. 33, fasc. n. 3; la menzione della chiesa di S. Eusebio è a c. 18r; è in corso di pubblicazione l’edizione dello stesso ad opera di Elisa Chittò.

[40] KEHR, Italia pontificia cit., VI, I, pp. 292-293; MENANT, Repertoire cit., schede nn. 25, 43.

[41] Sono qui segnalate le opere in cui documenti provenienti da archivi cremonesi sono presentati, in forma di edizione integrale o regesto con una certa sistematicità; per le edizioni o i regesti di singoli atti provenienti da archivi cremonesi si rimanda alle note bibliografiche che saranno premesse alle edizioni di ciascun documento. Si vedano inoltre l’introduzione dell’Astegiano al Codex Diplomaticus cit., l’introduzione del Falconi alla sua edizione de Le carte cremonesi cit.; il saggio di MENANT, La conoscenza del Medioevo in Lombardia, già pubblicato in lingua francese in “Le Moyen Age”, 1981, pp. 419-454, e, successivamente, in lingua italiana, in Lombardia Feudale. Studi sull’aristocrazia padana nei secoli X-XIII, Milano 1994, pp. 3-38.

[42] Italia Sacra sive de episcopis Italiae et Insularum adiacentium. Tomus quartus complectens Metropolitanas, earumque suffraganeas ecclesias, quae in amplissimis Insubriae, Liguriae, ac Pedemontis Italiae Provinciis spectantur, auctore Ferdinando Ughello ... Editio secunda aucta et emendata cura et studio Nicolai Coleti ..., Venezia 1719.

[43] P. MERULA, Santuario di Cremona, Cremona 1627.

[44] M. MARCOCCHI (a cura di), Carteggio con Francesco Arisi. Edizione nazionale del carteggio di L. A. Muratori, 4, Firenze 1975.

[45] L.A. MURATORI, Antiquitates italicae medii aevi, Milano 1738-1742.

[46] BSCr, LC, Manoscritti, AA.4.31.

[47] V. LANCETTI, Biografia cremonese, Milano 1820, II, pp. 543 e segg.

[48] BSCr, LC, Manoscritti Bresciani, n. 5.

[49] BSCr, LC, Manoscritti Bresciani, n. 1.

[50] BSCr, LC, Manoscritti Bresciani, n. 3.

[51] BSCr, LC, Manoscritti Bresciani, n. 4.

[52] BSCr, LC, Manoscritti Bresciani, n. 9.

[53] BSCr, LC, Manoscritti Bresciani, n. 10.

[54] BSCr, LC, Manoscritti, AA.7.19.

[55] F. A. ZACCARIA, Cremonensium episcoporum series a Ferdinando Ughellio primum contexta, deinde a Nicolao Coleto aliquantulum aucta, nunc tandem a Francisco Antonio Zacharia societatis Iesu presbytero restituta, emendata, ineditis documentis locupletata, ..., Milano 1749.

[56] G. M. BONAFOSSA, Elenchus bullarum, diplomatum aliorumque documentorum ab octavo usque ad duodecimum seculum ad Cremonensem ecclesiam spectantium, appendice a Monumenta Cremonensis ecclesiae …, tomo I, 1788, conservato in Archivio Storico Diocesano di Cremona.

[57] E. SANCLEMENTE, Series critico-chronologica episcoporum Cremonensium sub auspiciis prestantissimi antistis Homoboni Offredi ex autenticis monumentis aucta et emendata suaeque integritati maxima ex parte restituta, Cremona 1814.

[58] C. GIRONDELLI, Gerarchia ecclesiastica della diocesi di Cremona colla Serie critico-cronologica dei vescovi di Cremona, Cremona [1865-1867].

[59] A. M. DRAGONI, Codex diplomaticus Capituli Cremonensis, inizio sec. XIX (collocazione BSCr, LC, Manoscritti, AA.6.2).

[60] Per la questione dei falsi del Dragoni si veda il citato saggio di MENANT, La conoscenza del Medioevo cit., p. 17, nota 36 e p. 38, Complemento bibliografico, in cui sono citati i contributi più importanti, tra cui L. SCHIAPARELLI, Note diplomatiche sui più antichi documenti cremonesi, in Papsttum und Kaisertum (Miscellanea P. F. Kehr), Muenchen 1925, pp. 59-101; U. GUALAZZINI, Falsificazioni di fonti dell’età paleocristiana e altomedievale nella storiografia cremonese, Cremona 1975 (“Annali delle Biblioteca Statale e Libreria Civica di Cremona”, XXIII, 1972), pp. 31-32, 51-78; E. FALCONI, Le fonti diplomatiche cremonesi cit., p. 485, nota 17.

[61] La trascrizione del Dragoni è citata, in sede di edizione, nella tavola della tradizione del documento.

[62] Cf. i documenti, provenienti dall’archivio della Mensa vescovile datati 931 aprile 25, 947 luglio 10, 962 gennaio 14, 995 giugno 26, trascritti alle pagine 139, 144, 152, 174 del Codice dragoniano.

[63] Lettere dell’Odorici al Robolotti, datate 31 marzo, 10 maggio e 3 settembre 1874, dalla lettura delle quali si apprende che l’Odorici restituì al Robolotti anche una pergamena, datata 996, che quest’ultimo gli aveva donato nel 1861. Le lettere inviate dall’Odorici al Robolotti sono conservate in BSCr, LC, Manoscritti, BB.3.12.

[64] Per la vendita o il dono di pergamene provenienti da archivi cremonesi a Carlo Morbio si vedano le lettere da costui inviate a Francesco Robolotti in BSCr, LC, Manoscritti, BB.3.11. Tra di esse citiamo la lettera del 9 gennaio 1843: “La mia delli 7 già correva la posta, quando quasi contemporaneamente giungevami la tua carissima del 30 (cogli acclusi autografo e descrizione del rococò) e le tanto bramate pergamene, che impingueranno il mio archivio diplomatico, di cui tu sei valido cooperatore. Da una rapida scorsa datavi paionmi per la più parte ecclesiastiche e pagensi, non sonnovi carte regie, né di anteriori al mille, ….” e la lettera del 20 luglio 1844 in cui il Morbio scrive: “Ti ho preparata una lauta messe di Notizie storiche Cremonesi, tolte dalle carte antiche che io posseggo che sono ordinate e con indici copiosi fino all’anno 1299 … Ricordo con compiacenza che tu hai gagliardamente contribuito da buon italiano alla formazione di questo tesoro, che sarà dopo la mia morte custodito in una pubblica biblioteca, per istruzione di tutti, e decoro della città…. Come poi ringraziarti delle cortesie da te usatemi a Cremona? Come del nuovo dono di tutte quelle pergamene antiche da te fattomi … allora così gentilmente?.”

[65] L’acquisto da parte di Francesco Robolotti di gran parte del materiale documentario divenuto di proprietà del Dragoni, dopo la morte di questo avvenuta nel 1861, è ricordato dall’Odorici nella lettera al Robolotti datata 28 febbraio 1867 (BSCr, LC, Manoscritti, BB.3.12).

[66] Cf. delibera citata in un rapporto del podestà di Cremona all'Imperial Regia Delegazione Provinciale, datato 20 settembre 1847, in ASCr, Comune di Cremona 1868-1946, b. 1824, fasc. 24, prot. n. 4895.

[67] Le trascrizioni sono ora conservate in ASCr, CCr, Fondo segreto, Copie Cereda.

[68] Manoscritto consultabile presso l’Archivio di Stato di Cremona.

[69] F. ROBOLOTTI, Repertorio diplomatico cremonese ordinato e pubblicato per cura del Municipio di Cremona, volume primo dall'anno DCCXV al MCC, Cremona 1878, p. 121.

[70] Cf. ASTEGIANO, Codex diplomaticus cit., I, p. 18 e segg.

[71] Ibidem, I, p. 17.

[72] Secondo quanto detto dal Falconi nell’introduzione, i volumi successivi della sua opera avrebbero dovuto comprendere l’edizione dei documenti cremonesi conservati fuori Cremona.

[73] Documenti non conservati a Cremona sono presi in considerazione solo se in un deposito archivistico cremonese si trova un altro esemplare del documento.

[74] Il Menant si è interessato della storia del territorio cremonese in numerosi saggi, l’opera di maggior importanza è naturalmente Campagnes lombardes du Moyen Age. L’économie et la société rurales dans la région de Bergame, de Crémone et de Brescia du Xe au XIIIe siècle, , Roma 1993 (Bibliothèque des écoles françaises d’Athènes et de Rome, fasc. 281).

[75] L. Schiaparelli, I diplomi di Guido e di Lamberto, Roma 1906; Idem, I diplomi di Ludovico III e di Rodolfo II, Roma 1910; Idem, I diplomi di Ugo e di Lotario, di Berengario II e di Adalberto, Roma 1924.

[76] P. F. Kehr, Italia Pontificia, cit.; Idem, Papsturkunden in Italien. Reiseberichte zur Italia Pontificia, II (1899-1900), Roma 1977; Idem, Papsturkunden in Italien. Reiseberichte zur Italia Pontificia, III (1901-1902), Roma 1977; Idem, Papsturkunden in Italien. Reiseberichte zur Italia Pontificia, IV (1903-1911), Roma 1977; Idem, Papsturkunden in Italien. Reiseberichte zur Italia Pontificia, V (Nachtraege 1905-1962), Roma 1977.

[77] P. JAFFÈ, Regesta pontificum Romanorum ab condita Ecclesia ad annum post Christum natum MCXCVIII (seconda edizione corretta ed accresciuta sotto gli auspici di G. Wattenbach, a cura di S. Loewenfeld, F. Kaltenbrunner, P. Ewald), Lipsia 1885-1888.

[78] A. POTTHAST, Regesta pontificum Romanorum inde ab anno post Christum natum MCMVIII ad annum MCCCIV, Berlino 1874 (ristampa anastatica Graz 1957).

[79] J. von PFLUGK-HARTTUNG, Acta pontificum romanorum inedita, Tubinga-Stoccarda 1881-1888; Idem, Iter Italicum, Stoccarda 1883 (ristampa anastatica Torino 1967).

[80] C. F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia dalle origini al 1300 descritti per regione. La Lombardia, Parte II, volume II. Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Bergamo 1932.

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